Tassa sui dispositivi elettronici: Per gli Smartphone 5 euro, 40 per i decoder

Scritto il alle 18:00 da Redazione Finanza.com

Come anticipato dalla nostra VIDEONEWS  arriverà una spesa in più per i possessori di prodotti hi-tech.

E pensare che quando è stato dato l’annuncio che sarebbe stata introdotta una nuova tassa sugli smartphone e sui dispositivi elettronici in tanti hanno pensato che si trattasse di una bufala ma le notizie che girano in questi giorni fanno invece pensare che sia tutto vero.

Pare infatti che il Governo stia decidendo seriamente se introdurre una tassa su degli oggetti entrati ormai nell’uso comune di gran parte degli italiani, perché la misura non andrebbe a colpire solo gli smartphone, ma tutti i device dotati di una memoria interna, tra cui, quindi, anche i computer, i lettori mp3, le chiavette usb e perfino le consolle tanto in voga tra i ragazzini.

Questo balzello sarebbe completamente a carico dell’utente finale che vedrebbe crescere quindi il costo base del device di una cifra non di poco conto, perché se si pensa che per gli smartphone la tassa dovrebbe partire da 5,20 euro, per i decoder digitali che sono dotati di una memoria da 400 giga che consente di registrare i film e i programmi con la tecnologia on demand, la tassa andrebbe a toccare i 40 euro: una tassa non di poco conto, dunque, che potrebbe portare a un ulteriore freno dei consumi al dettagli mandando ancora più in crisi il mercato e l’economia italiana, soprattutto per i prodotti che appartengono alla fascia di prezzo più bassa.

In tutto ciò bisogna anche considerare che questa nuova tassa, agendo sul prezzo finale del prodotto, viene anche assoggettata al regime dell’Imposta di valore aggiunto, l’IVA, per una percentuale del 22%.
Se questa misura dovesse essere realmente messa in atto dal Governo non sono escluse manifestazioni da parte dei cittadini ed è per questo motivo che il Ministro Bray, che deve apporre la firma per la delibera definitiva, ha bloccato tutti i lavori per valutare meglio le possibili alternative a questa misura estrema, cercando anche di capire se potrebbe portare a un effettivo benefici o se invece non causerebbe il cosiddetto effetto boomerang sui consumi e quindi sull’economia italiana già disastrata.

Comunque, per chi non lo sapesse, non si tratta di una tassa completamente nuova, perché gli italiani già la pagano sul prezzo finale dei dispositivi elettronici, ma si tratta di una cifra che incide minimamente sul costo degli oggetti perché, per esempio, sugli smartphone attualmente è di 0,90 centesimi e non va a colpire invece i tablet, che invece con la riforma subirebbero lo stesso trattamento: se dovesse passare il provvedimento questa cifra verrebbe più che quintuplicata.

In molti si staranno chiedendo perché si debba pagare una tassa sull’acquisto di un dispositivo elettronico: secondo la Disposizione di Legge in corso la tassa è dovuta come contributo una tantum perché con questo genere di prodotti l’utente è in grado di effettuare copie di contenuti audiovisivi anche protetti dal diritto di autore di cui però, solitamente, il proprietario del dispositivo è già in possesso dei diritti di utilizzo avendoli regolarmente acquistati, dunque pagati con relativa IVA e diritti SIAE. In poche parole, se io acquisto un cd digitale su computer, potendolo passare liberamente e senza essere fuorilegge su un telefono o un tablet, devo pagare una tassa perché in questo modo si crea un mancato guadagno negli autori dell’opera.

La nuova tassa che Bray ha bloccato, quindi, altro non è che un adeguamento necessario, secondo una parte, eccessivo e controproducente, secondo l’altra parte.
Adesso non resta che vedere cosa verrà deciso, attendendo anche che ai consumatori vengano date risposte chiare e lineari alle domande lecite che in tanti si stanno ponendo.

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