Jobs Act di Renzi: ecco come il leader del Pd vuol far ripartire l’Italia

Scritto il alle 14:40 da Redazione Finanza.com

C’è molta attesa per il piano sul lavoro di Matteo Renzi, che sarà presentato il 16 gennaio, alla direzione del Partito Democratico, con il quale il nuovo segretario del principale raggruppamento del centrosinistra intende fornire benzina al motore della ripresa del Paese. Una attesa resa ancora più forte dall’uscita degli ultimi dati Istat relativi alla disoccupazione in Italia, resi drammatici in particolare dal dato fatto registrare a novembre dal segmento under 25, il quale ha raggiunto la percentuale del 41,6%, il massimo dal 1977. Cresce di altri due decimali anche la percentuale dei senza lavoro complessivi, attestandosi al 12,7%, anche in questo caso la più alta dal 1977.Il vero e proprio bollettino di guerra prefigurato da questi dati, ha spinto lo stesso Renzi a porre grande enfasi sul suo Jobs Act, il complesso di provvedimenti che secondo il sindaco di Firenze potrebbe dare nuova linfa ad una economia asfittica e contenuto nella eNews del segretario Pd.

 

Assegno universale

Tra le idee proposte, va ricordato in particolare l’assegno universale destinato a tutti coloro che perdono il posto di lavoro, collegato a piani di formazione professionale e all’obbligo di non rifiutare proposte di impiego. Una idea che sembra riprendere quel reddito minimo garantito diventato uno dei principali cavalli di battaglia di Beppe Grillo e del M5S, il quale potrebbe finalmente fornire risorse a chi oggi ne è privo, alimentandone la capacità di consumo attualmente azzerata.

 

Tasse dal lavoro alle rendite finanziarie

Altro punto qualificante del documento di Renzi riguarda lo spostamento della tassazione dal lavoro alla rendita finanziaria, che dovrebbe consentire di abbassare l’Irap del 10%, aiutando chi investe e dando un segnale nel senso dell’equità. L’obiettivo di provvedimenti come questo, nelle intenzioni del neo segretario democratico, è quello di creare posti di lavoro incentivando chi intende investire e attraendo capitali stranieri. Il tutto nell’intento di dare vita ad un quadro normativo più semplice, cercando di eliminare le incrostazioni che ostacolano ancora il mercato del lavoro, facilitando l’entrata e l’uscita da un impiego, anche tramite la riduzione delle forme contrattuali, che oggi ammontano a oltre 40.

 

Agenzia unica federale

Anche i centri per l’impiego, oggi non funzionanti, dovrebbero essere ridisegnati, con il varo di una Agenzia unica federale in grado di coordinarli. Dando però vita ad un sistema di ammortizzatori sociali più adeguati alla sfida della modernità e in grado di equiparare l’Italia ai paesi più avanzati. Inoltre, Renzi prefigura una legge sulla rappresentanza sindacale in grado di dare disciplina certa alla presenza dei lavoratori all’interno dei consigli di amministrazione delle grandi imprese.

 

Meno burocrazia

Anche il problema della eccessiva burocrazia, viene affrontato da Renzi, che propone tra l’altro la fatturazione elettronica e l’eliminazione dell’obbligo di iscrizione alle camere di Commercio, oltre ad una serie di provvedimenti tesi a formare un quadro certo e, soprattutto, facilmente comprensibile anche agli imprenditori esteri che decidono di investire in Italia.

 

Il Jobs Act dovrebbe essere realizzato in tempi relativamente brevi, circa otto mesi, non senza prima essere stato sottoposto alla attenzione delle parti sociali e di tutti coloro che non vorranno escludersi dal confronto. Un invito rivolto dal segretario democratico a tutti, insieme a quello con il quale ha chiesto agli eventuali interlocutori di liberarsi dell’impaccio rappresentato dalle ideologie. L’obiettivo, come dice lo stesso Renzi, “è creare posti di lavoro, rendendo semplice il sistema, incentivando voglia di investire dei nostri imprenditori, attraendo capitali stranieri. “Basta ideologia e mettiamoci sotto“.

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