Tecnologia più cara con la nuova tassa Siae. Altroconsumo non ci sta

Scritto il alle 18:09 da Redazione Finanza.com

Un aumento di 3 e 4 euro sul prezzo di smartphone, tablet e computer. In gran segreto sta per passare l’innalzamento di oltre il 300% della tassa sui dispositivi tecnologici destinato a ingrossare le casse della Siae, la Società Italiana degli Autori ed Editori. Il decreto del ministro Massimo Bray, che aggiorna il precedente decreto Bondi e che sarà approvato entro fine anno con applicazione già da gennaio 2014, prevede significativi aumenti su dispositivi elettronici, che sia un computer, una smart tv, uno smartphone o un tablet. Alcuni esempi? Un tablet costerà 3,10 euro in più, mentre smartphone e computer avranno aumenti superiori ai 4 euro.

La denuncia è arrivata da Altroconsumo, che ha lanciato una petizione per bloccare l’istituzione di questa tassa iniqua al grido di “No al regalo di Natale alla Siae“. L’associazione dei consumatori illustra la manovra: con il decreto si pensa di risarcire la Siae (e gli autori e gli editori che rappresenta) per i mancati introiti derivanti dalle copie private di canzoni, film e quanto coperto da diritto d’autore. Copie private in genere conservate nelle memorie di massa (hard disk, chiavette, cd vergini) e nei dispositivi in grado di immagazzinare dati. La tassa dunque rappresenterebbe l’equo compenso, soldi che la Siae dovrebbe ridistribuire a autori e editori e che vanno soprattutto agli artisti più noti e importanti.

Per Altroconsumo però è una tassa iniqua: “chi acquista musica e film legalmente da piattaforme online paga già i diritti d’autore per poterne fruire e fare copie su un certo numero di supporti – si legge nella nota diffusa oggi – è profondamente ingiusto che paghi una tassa anche su questi stessi supporti, trovandosi così a pagare due volte”. L’associazione ricorda come questa non sia una misura condivisa in tutta Europa: in alcuni Paesi l’equo compenso semplicemente non esiste. “L’Italia si sta spingendo nella direzione sbagliata in controtendenza rispetto all’Europa dove si sta ridiscutendo alla radice l’equo compenso; in questo modo il nostro Paese penalizza la propria economia digitale in un momento in cui dovrebbe cercare di guardare al futuro”, denuncia Altroconsumo.

Il decreto non fa altro che innalzare le quote già imposte dal precedente decreto Bondi, portando i precedenti 80 milioni di prelievo annuo a oltre 200 milioni. Nello specifico, il balzello su un tablet passa dagli attuali 1,90 a 5,20 euro, quello su un computer da 1,90 a 6 euro e addirittura quello sugli smartphone passa dagli attuali 90 centesimi a ben 5,20 euro. Secondo la legge, poi, il Ministero avrebbe dovuto procedere all’aggiornamento del precedente decreto, sulla base dei lavori di un tavolo tecnico da istituire con tutti i rappresentanti delle categorie interessate. Il tavolo in questione non è mai stato istituito: ignorati i consumatori, solo quattro amici al bar hanno deciso per tutti.

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gnutim
Scritto il 17 dicembre 2013 at 12:15

beh, c’è da dire che i prodotti di natura tecnologica svalutano ad una velocità impressionante, quindi l’aumento del prezzo viene velocemente compensato dal ricambio naturale del prodotto.

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