ALLARME USURA: i numeri di un malcostume che sempre più spesso sfocia nell’irreparabile

Scritto il alle 10:01 da Redazione Finanza.com

Il problema dell’usura in Italia. Una piaga che minaccia non solo l’economia nazionale ma anche la stabilità sociale della nazione. Vediamo insieme qualche numero.

Un bollettino di guerra.
Un elenco infinito di suicidi di chi non ce l’ha fatta a venirne fuori da solo e superare la crisi. Una malattia mortale che si chiama usura e che ti spinge, nei casi più difficili, anche al suicidio per uscire fuori da un incubo. E’ questo ciò che, a grandi linee, sta succedendo in Italia. La crisi economica che attanaglia ormai da più di due anni il nostro Paese e la conseguente stretta delle banche nel concedere prestiti e finanziamenti anche ad aziende fino ad oggi solide e solvibili, ha spinto il tessuto imprenditoriale a ricorrere a forme di finanziamento alternative e, purtroppo, spesso molto pericolose. Ecco quindi che un fenomeno come quello dell’usura (prestito di denaro da parte di soggetti non autorizzati, spesso legati alla malavita, a tassi di interesse che a volte possono sfiorare il 100%…e per chi non restituisce nei tempi stabiliti il presunto dovuto le conseguenze sono estremamente pericolose) torna prepotentemente alla ribalta dopo che anni di lotta a questa abominevole pratica avevano quasi del tutto debellato il fenomeno.

I numeri dell’associazione SOS Italia parlano chiaro: il giro di affari dell’usura nel nostro Paese sfiora i 20 miliardi di euro e si concentra particolarmente nelle regioni Campania, Lazio e Sicilia. Solo nel 2013 le persone che hanno denunciato di essere state vittima di azioni di usura sono circa 600 mila ma tanti altri non trovano il coraggio di farlo e molti altri ancora scelgono la strada più estrema, quella del suicidio, per mettere fine ad un ricatto odioso.

E così ad aprile 2013 è stata la volta di Andrea Mancini, 65 anni dell’Ader Toscana, un imprenditore del settore chimico che ha lasciato il classico biglietto alla sua famiglia, dopo essersi sparato un colpo alla testa, nel quale spiegava di compiere questo gesto estremo per le difficoltà economiche della sua famiglia.

A marzo, invece, era stata la volta di Elia Marcante, Andrea Zampi e Pietro Davanzi che, rispettivamente di Schio, Bologna e Novara, si sono tolti la vita (e in alcuni casi l’hanno tolta anche ai cari più vicini) soffocati dai debiti, dalla crisi economica e dalle richieste sempre più pressanti degli strozzini.

A febbraio, invece, un imprenditore siciliano si era sparato con la sua pistola legalmente detenuta perchè non sapeva più se fosse peggio essere perseguitato da Equitalia – con la quale aveva un debito di circa 50 mila euro – o gli strozzini ai quali si era rivolto per saldare il debito con l’Agenzia di riscossione nazionale.
Sempre a febbraio era stato Albino Mazzaro ad impiccarsi perchè, a causa della crisi economica e della mancata concessione di un prestito bancario, era stato costretto a mettere in cassa integrazione tutti i suoi dipendenti.

Ma l’elenco potrebbe essere ancora più lungo, il bollettino più grave.

E lo sarà…se non si corre subito ai ripari.

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