Il Papa lascia l’incarico, quali possibili effetti in Borsa?

Scritto il alle 15:28 da Redazione Finanza.com

La notizia, inattesa, ha fatto rapidamente il giro del Mondo. Dal prossimo 28 febbraio sua Santità Joseph Ratzinger non sarà più a capo dello Stato del Vaticano. Il Pontefice tedesco lascia così l’incarico che ricopriva dal 19 aprile del 2005. Il suo mandato si fermerà così poco prima dell’inizio dell’ottavo anno.

Il periodo storico in cui Papa Ratzinger è stato ai vertici della Chiesa è stato contrassegnato da significativi eventi dal fronte finanziario: dapprima dallo scoppio della crisi dei mutui sub-prime nel 2007 e successivamente da quella del debito sovrano dell’Europa ufficialmente iniziata nel maggio 2010 con le problematiche sorte in Grecia.

Proprio le difficoltà economiche nate dal rapido susseguirsi di numerose crisi degli ultimi anni hanno segnato profondamente l’indirizzo ecumenico di Ratzinger. Emblematica in tal senso fu l’enciclica ‘Caritas in veritate’ con la quale il Papa, alla vigilia del G8 del 2009, pose al centro del dibattito i grandi temi posti dalla globalizzazione dell’economia e dei suoi effetti sulla vita delle persone. Uno dei temi più importanti trattati nell’enciclica fu riservato al tema del lavoro, vera piaga negativa della crisi economica generata dalla finanza.

Le Borse europee durante il pontificato di Papa Ratzinger

In Borsa, tuttavia, le difficoltà congiunturali legate agli sviluppi della crisi economica globale hanno avuto diverse ripercussioni in termini di performance per i differenti indici azionari. Focalizzandosi sull’Europa, nel periodo di riferimento il Dax è risultato il miglior paniere con una rivalutazione che agli attuali valori sfiora gli 82 punti percentuali. Molto peggio è andato al Cac, con il basket transalpino che ha lasciato sul terreno il 7,46%, e all’Eurostoxx 50, in calo di quasi 11 punti percentuali. Tra i principali indici del Vecchio Continente, il Ftse Mib italiano è stato il peggiore in assoluto. Nonostante il recupero registrato negli ultimi mesi, il saldo registrato durante il mandato di Ratzinger rimane negativo per il 46,79%.

Durante il mandato del suo predecessore (Giovanni Paolo II è stato Papa tra il 16 ottobre del 1978 e il 2 aprile 2005) l’andamento dei listini non rispecchiò lo stesso andamento. Il confronto tra le performance del Dax e dell’indice Comit, utilizzato come base di confronto in quanto nel frattempo il listino principale di Piazza Affari ha cambiato più volte nome, mostra come a vincere la sfida sia stato ampiamente il basket italiano. A fronte di una rivalutazione di poco inferiore ai 647 punti percentuali registrata dal paniere tedesco, quello tricolore mise a segno la mirabolante performance del 2.013,51%.

Se il successore sarà il francese Jean-Louis Pierre Tauran, a vincere sarà il Cac?

Indiscrezioni vedono nel cardinale Jean-Louis Pierre Tauran uno dei principali candidati all’elezione a nuovo Papa. In attesa di capire se tali voci possano tramutarsi in realtà, rimane da chiedersi se il cambio al vertice della Chiesa non possa portare a cambi di performance di lungo periodo delle diverse piazze finanziarie. In particolare l’indice Cac 40 potrebbe diventare un paniere su cui puntare per una di rivalutazione di lungo termine? Non va dimenticato che il Cac durante il Papato di Ratinzinger ha sottoperformato il Dax; e tale tesi è valida anche analizzando la performance dal 31 dicembre del 1987 al 2 aprile del 2005.

Nel primo anno del nuovo Papato l’MSCI World è positivo

Quello che tuttavia emerge da un punto di vista prettamente statistico dall’analisi del comportamento dei mercati nel primo anno di Papato, il test è stato compiuto sui primi 12 mesi alla guida della Chiesa di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, è che il cambio al vertice del Vaticano non ha un impatto negativo sulle Borse. Se il Papato di Joseph Ratzinger è stato caratterizzato nel primo anno da rialzi generalizzati a doppia cifra, a livello globale la performance dell’Msci World è stata positiva in entrambe le occasioni e pari rispettivamente al 21,12% per Benedetto XVI e dello 0,72% per Giovanni Paolo II. Ovviamente questi sono dati storici, il futuro potrebbe non confermare la tendenza.

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