Mollo tutto ed espatrio. Dove vanno i giovani italiani e cosa cercano?

Scritto il alle 15:01 da Redazione Finanza.com

Elsa Fornero, Ministro del Lavoro del Governo Monti, ha consigliato ai giovani italiani di non essere troppo “choosy”, di accogliere anche proposte lavorative non proprio rispondenti ai loro studi e alle loro aspirazioni. Loro hanno fatto sentire la propria voce, protestando e raccontando, online e offline, quanto è difficile essere giovani in Italia, oggi.

Per molti, troppi, la possibilità di accedere al mondo del lavoro italiano resta un miraggio e così la soluzione per un futuro più roseo e sereno è quella di fuggire (o trovare una temporanea accoglienza) all’estero. Ad emigrare ogni anno sono oltre 27mila giovani che, ripercorrendo le orme dei loro nonni, lasciano l’Italia in cerca di un futuro migliore. I dati sono stati diffusi dall’Aire, l’Anagrafe Italiana dei Residenti all’Estero. E’ plausibile pensare però che questi dati rappresentino una stima al ribasso, dal momento che l’iscrizione all’Aire è sì obbligatoria se si vive all’estero da più di un anno, ma che molti italiani rimandano l’iscrizione mantenendo ufficialmente la residenza nel Belpaese. In ogni caso, sono complessivamente oltre 4 milioni i giovani italiani che risiedono ufficialmente all’estero.

I giovani italiani scelgono di emigrare verso Paesi con economie solide e migliori opportunità di lavoro: se in Europa sono la Germania, la Gran Bretagna e la Svizzera a convincere cervelli in fuga e lavoratori più o meno specializzati, non bisogna sottovalutare il potere attrattivo di altri Paesi come l‘Australia, il Canada e il Brasile, che con la sua economia in crescita promette buone opportunità.

Se la ricerca di un lavoro stabile e stimolante è la molla che fa decidere ai giovani italiani di emigrare, non è l’unico motivo che giustifica la scelta di dire addio all’Italia. Un Paese con un welfare efficiente, con un’economia competitiva e una società multiculturale sono aspetti primari che vengono valutati da chi sta pianificando la partenza. Oltre a ricercare migliori condizioni lavorative, infatti, i giovani italiani sono alla ricerca anche di contesti sociali nei quali il ruolo dei giovani sia riconosciuto come risorsa e in cui il loro apporto sia valorizzato in maniera meritocratica. Inoltre, la voglia di partire è legata spesso alla volontà di conoscere nuove realtà e mettersi in gioco.

Una fotografia del fenomeno dell’emigrazione italiana all’estero e una raccolta di esperienze è fornita dal blog www.vivoaltrove.it, curato da una giovane italiana a Barcellona, Claudia Cucchiarato. La sua storia e la storia di molti altri giovani italiani all’estero è raccontata nell’omonimo libro, edito da Mondadori. Sono soprattutto le storie di ciascuno a raccontare il bagaglio di sogni e speranze che ha accompagnato il loro viaggio fuori dai confini nazionali.

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2 commenti Commenta
dfumagalli
Scritto il 28 dicembre 2012 at 15:28

Di questi tempi anche i meno giovani se ne vanno.
Ho 42 anni, ovunque cerco lavoro mi dicono che ormai sono “morto”, nemmeno fossi un calciatore con maglietta numero 10.

Ho trovato un lavoro a tempo indeterminato altrove (in Europa), dove è pur vero che un dipendente prende 1100 euro ma la benzina costa 1.2 euro, la corrente il 33% in meno, le tasse sono al 25%.

E, soprattutto, ti fanno sentire una risorsa non un peso già morto. Ti incoraggiano a tirare fuori il potenziale non ad allungare la mano al politico di turno.

Chiunque può dimostrare quello che vale, basta solo non essere in Italia.

L’Italia è malata di mediocrazia, di corruzione completa ed irreversibile fino dai livelli più bassi.

Andarsene non è una fuga, ma un riscatto. Andarsene e quindi smettere di pagare qui le tasse non è elusione ma un *dovere civico* per punire il marcio che attanaglia il nostro Paese.

Tanti saluti ed un briciolo di tristezza per chi resta.

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mazzam
Scritto il 28 dicembre 2012 at 17:18

dfumagalli@finanza:
Di questi tempi anche i meno giovani se ne vanno.
Ho 42 anni, ovunque cerco lavoro mi dicono che ormai sono “morto”, nemmeno fossi un calciatore con maglietta numero 10.

Ho trovato un lavoro a tempo indeterminato altrove (in Europa), dove è pur vero che un dipendente prende 1100 euro ma la benzina costa 1.2 euro, la corrente il 33% in meno, le tasse sono al 25%.

E, soprattutto, ti fanno sentire una risorsa non un peso già morto. Ti incoraggiano a tirare fuori il potenziale non ad allungare la mano al politico di turno.

Chiunque può dimostrare quello che vale, basta solo non essere in Italia.

L’Italia è malata di mediocrazia, di corruzione completa ed irreversibile fino dai livelli più bassi.

Andarsene non è una fuga, ma un riscatto. Andarsene e quindi smettere di pagare qui le tasse non è elusione ma un *dovere civico* per punire il marcio che attanaglia il nostro Paese.

Tanti saluti ed un briciolo di tristezza per chi resta.

Complimenti.

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